
Ho seguito silenziosamente il dibatto aperto da Wu Ming sulla New Italian Epic, perché prima di scriverne volevo capire il fenomeno.
Ebbene, l’ impressione è senz’altro quella di un grande piacere nel leggere un saggio così acuto e ben strutturato: è sempre una grande conquista culturale, a mio avviso, quando qualcuno individua una tendenza letteraria, la sistematizza, ne teorizza le potenzialità ed i possibili effetti.
Personalmente sentivo davvero la mancanza di un dibattito serio ed articolato intorno alla letteratura contemporanea italiana. Il fatto, poi, che le riflessioni di Wu Ming siano nate da conferenze svoltesi negli Stati Uniti la dice lunga, ma questo ci porterebbe da un’altra parte.
Rimaniamo, invece, nell’ambito squisitamente letterario e vediamo qual è la definizione che Wu Ming dà dei romanzi new epic:
Queste narrazioni sono epiche perché riguardano imprese storiche o mitiche,
eroiche o comunque avventurose: guerre, anabasi, viaggi iniziatici, lotte per la
sopravvivenza, sempre all'interno di conflitti più vasti che decidono le sorti di
classi, popoli, nazioni o addirittura dell'intera umanità, sugli sfondi di crisi
storiche, catastrofi, formazioni sociali al collasso. Spesso il racconto fonde
elementi storici e leggendari, quando non sconfina nel soprannaturale. Molti di
questi libri sono romanzi storici, o almeno hanno sembianze di romanzo
storico, perché prendono da quel genere convenzioni, stilemi e stratagemmi.
Tale accezione di "epico" si ritrova in libri come Q, Manituana,
Oltretorrente, Il re di Girgenti, L'ottava vibrazione, Antracite, Noi saremo
tutto, L'angelo della storia, La banda Bellini, Stella del mattino, Sappiano le
mie parole di sangue e molti altri. Libri che fanno i conti con la turbolenta storia d'Italia, o con l'ambivalente rapporto tra Europa e America, e a volte si
Inoltre, queste narrazioni sono epiche perché grandi, ambiziose, "a lunga
gittata", "di ampio respiro" e tutte le espressioni che vengono in mente. Sono
epiche le dimensioni dei problemi da risolvere per scrivere questi libri,
compito che di solito richiede diversi anni, e ancor più quando l'opera è
destinata a trascendere misura e confini della forma-romanzo, come nel caso di
narrazioni transmediali, che proseguono in diversi contesti.
Il testo di Wu Ming è importante, a mio avviso, soprattutto perché prende le distanze dal post-modernismo degli anni ottanta-novanta, annullando definitivamente il concetto allora tanto in voga di “contaminazione”.
forzatura, ma non vale a descriverlo il vecchio termine "contaminazione".
"Contaminazione" alludeva a condizioni primarie di "purezza" o comunque
nitore, a confini visibili e ben tracciati, quindi alla possibilità di riconoscere le
provenienze, calcolare le percentuali per ottenere aggregati omogenei, saper
sempre riconoscere cosa c'è nella miscela.
Oggi c'è uno scarto, si è andati oltre, la maggior parte degli autori non si
pone neppure più il problema. "Contaminazione"? Tra cosa e cos'altro, di
grazia? E' quasi impossibile ricostruire a posteriori cosa sia effettivamente
entrato nelle miscele di romanzi come L'anno luce e Dies irae di Genna, o di
UNO (Unidentified Narrative Object, n.d.a.) come Gomorra di Saviano (tant'è che su questo punto ci si continua ad accapigliare, e probabilmente si andrà avanti a lungo).
Non più, quindi contaminazione ma vera e propria ri-generazione, anche e soprattutto, sull’onda di un mutato scenario politico e sociale a livello mondiale. Ed è proprio su questo punto che il lavoro del collettivo Wu Ming ha il suo aspetto più pregnante: nel riportare, cioè, la figura dello scrittore al centro della complessità contemporanea e nel considerare il romanzo uno strumento capace di penetrare tale complessità e provare a spiegarla.
I ritorni all'ordine sono illusioni e non c'è nessun "dopoguerra". La vera
guerra non finisce, non ha un "dopo". La vera guerra è il conflitto senza fine tra
noi, la specie umana, e la nostra tendenza all'auto-annichilimento.
Al fondo, tutti i libri che ho menzionato tentano di dire che noi – noialtri,
noi Occidente – non possiamo continuare a vivere com'eravamo abituati,
spingendo il pattume (materiale e spirituale) sotto il tappeto finché il tappeto non si innalza a perdita d'occhio.
La costruzione narrativa New Epic, quindi, utilizzando lo sguardo obliquo della e sulla Storia, un punto di vista decisamente poco prevedibile, “riattiva” la parola logorata da luoghi comuni e clichés. Si ottiene così una letteratura complessa e popolare al tempo stesso che finisce per ricompensare il lettore “con modi soddisfacenti di risolvere problemi narratologici e scaricare la tensione”. E, soprattutto, si ottiene una letteratura che, con una sovversione nascosta di linguaggio e stile, permette al lettore di vedere il mondo “da fuori” e vedere se stesso come parte del mondo in una sorta di pensiero econcentrico.
Per troppo tempo l'arte e la letteratura hanno vissuto nella fantasmagoria,
condividendo le pericolose illusioni dello specismo, dell'antropocentrismo, del
primato occidentale, della rinuncia al futuro che riempie la terra di scorie. Oggi
arte e letteratura non possono limitarsi a suonare allarmi tardivi: devono
aiutarci a immaginare vie d'uscita. Devono curare il nostro sguardo, rafforzare
la nostra capacità di visualizzare. Non c'è avventura più impegnativa: lottare
per estinguerci con dignità e il più tardi possibile, magari avendo passato il
testimone a un'altra specie, che proseguirà la danza anche per conto nostro,
chissà dove, chissà per quanto, e chissà se verremo ricordati. E' bello non avere
risposte a queste domande. E' bello – ed epico – formulare le domande. E'
questa la vera guerra, quella che, finché saremo sul pianeta, non avrà un
"dopo".
Ho sempre prediletto la macchina-romanzo come forma narrativa ideale. Solo il romanzo è capace, macchina lenta (o pigra, come la chiama Eco), di mettersi in viaggio (trascinando con sé il lettore) macinando fatti, storie-Storia e personaggi. Il romanzo, insomma, è per definizione il mezzo attraverso il quale l’epica meglio si manifesta, da sempre. Non è forse “I promessi sposi”, in tutto e per tutto, il proto-romanzo epico italiano? Il merito di Wu ming è di averci ricordato tutto questo e di avere, in un certo senso, ridato al romanzo un sorta di “valore civile”. Naturalmente nessuno pensa che, magari sull’onda dell’entusiasmo wuminghiano, gli scrittori italiani debbano mettersi a produrre narrazioni che contengano, alla lettera, tutti gli elementi declinati da Wu Ming. E’ evidente che ognuno debba raccontare le proprie storie nel modo che ritiene più giusto. E’ bello però pensare che il saggio di Wu Ming possa stimolare gli scrittori ad orientarsi verso una letteratura sempre più di ampio respiro, come, di fatto, già sta accadendo. In questo abbiamo la prova che la New Italian Epic non è una invenzione studiata a tavolino. Avendo io, però, una certa allergia alle dichiarazioni programmatiche e all’adesione a manifesti, condivido le parole espresse da Carlo Lucarelli:
“In ogni caso chiunque è libero di scrivere quello che gli pare. Sembra una cosa ovvia, ma dal punto di vista letterario noi siamo il paese dei manifesti, del romanzo è morto, delle etichette programmatiche che spesso nascono sul nulla dalla fantasia delle redazioni culturali dei giornali o degli uffici stampa delle case editrici. Le etichette si conquistano sul campo, arrivano dopo a spiegare quello che già esiste e diventano parte integrante del suo movimento. E chiunque, dal più intimo minimalista al giallista più classico, se scrive con sincerità, è altrettanto utile e importante.”
3 commenti:
Sono d'accordo, via ogni etichetta che semplifica e ghettizza. La scrittura ha bisogno di autenticità per divenire vita e anche di una certa condizione di penombra intellettuale.
Adele
Sì, trovo che la riflessione critica sia di estrema importanza ma poi ognuno deve poter perseguire il proprio stile.
Ho letto nel blog Cazzeggi Letterari:
http://lucioangelini.splinder.com/post/16883086/SMASCHERATA+LA+NUOVA+BEFFA+DEI
che da quando Wu Ming 1 ha visto il film "300" adesso si crede Leonida... (alla testa di una grottesca armata abbrancaleoni)
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