venerdì 17 luglio 2009

L'ubicazione del bene

“L’ubicazione del bene” di Giorgio Falco, Einaudi Stile Libero, 2009

Cortesforza è un piccolo comune della periferia di Milano, una zona residenziale “a misura d’uomo” come recitano i depliant pubblicitari. In questo luogo, un tempo riserva di caccia delle nobili famiglie milanesi, sono ubicati i beni, ovvero le case, le villette, i giardini, di chi ha creduto ciecamente alle parole degli agenti immobiliari, ai plastici degli architetti e alle ricostruzioni del computer che simulavano “come sarebbe stato”.
Ma le simulazioni quasi mai coincidono con la realtà.
Lo sa bene Pietro, che decide di dare una svolta alla sua vita e si licenzia. Con i soldi della liquidazione intende aprire una ditta di disinfestazione. Scarafaggi, topi, zecche, sono il futuro.
Ma il futuro non risponde e si lascia sovrastare da un presente crudele fatto di conti prosciugati e conseguenti decisioni meschine.
Lo sanno bene anche le coppie con figli che si incontrano la domenica per andare con la monovolume allo zoo safari. Le mogli sedute dietro con i bambini, i mariti davanti, impegnati a far finta di non accorgersi quanto certe domeniche in tangenziale, con la coda e i rallentamenti, somiglino a un lunedì mattina. A Cortesforza, luogo inventato ma fortemente reale, sembrano tutti soli, chiusi in asfittiche bolle. Sono sole le persone con disagi mentali, come Giovanna, che ha infilato il cane nel forno accesso. Sono soli i giovani manager, che decidono le gerarchie aziendali affidandosi alla ferocia dei rispettivi pesci combattenti, che si sbranano al posto loro. Sono sole le coppie come Gabriele e Silvia, che vedono letteralmente sbriciolarsi sotto gli occhi il sogno di una villetta con giardino, ma anche Monica e Michele che devono addirittura rinunciare all’album del matrimonio.
I racconti de “L’ubicazione del bene” si svolgono tutti in questo luogo di “florida rovina”.
C’è sempre qualcosa in agguato, nascosto, a minare lentamente ma inesorabilmente i piani di queste vite. Tutto ciò che è umano – e all’umano correlato: amori, felicità, perdite e dolori – sembra esistere solo in quanto connesso a qualcosa di esterno, di artificiale. Quegli artifici che noi stessi finiamo col creare attorno alle nostre esistenze, imprigionandoci.
A volte, non sempre e non tutta, la buona letteratura riesce a spiegare la realtà molto meglio di un saggio socio-antropologico o di un’inchiesta giornalista. Il libro di Giorgio Falco ha questo pregio.
Con una scrittura asciutta, tagliente, fatta soprattutto di descrizioni capaci di arrivare dentro ogni piega e interstizio, fino a scovare larve di animali e pensieri reconditi, questi racconti sono una sorta di apologia capovolta. Il mondo descritto da Falco non ha infatti nulla di edificante, al contrario, più che di “edificazioni” i racconti ci parlano di decostruzioni, erosioni lente di amori e progetti di vita. Uno degli aspetti più interessanti, e allo stesso tempo inquietanti del libro, è rappresentato da come lo scrittore chiude, o meglio: non chiude, le sue storie. I finali stanno lì, come una nota sospesa, come una mano in levare, come due labbra socchiuse in attesa di una parola che non vuole più uscire.

lunedì 13 luglio 2009

Luoghi da evitare

Cioè aspetta, fammi capire. Persilla si sventola nervosa le mani davanti alla faccia. Quindi c’è questa tua amica che pensa che lei sarei io?
Esattamente, rispondo addentando la mia torta al testo.
Ma perché… voglio dire, perché una dovrebbe pensare che dietro Persilla Saltalepri si nasconda per forza qualcuno?
Non lo dire a me. Da quando sei apparsa nel blog stanno tutti a rompere. Si è aperto il toto Persilla. Esiste, non esiste, chi è chi non è.
Quindi hai intenzione di scaricarmi?
Non essere idiota, mangia ‘sta torta prima che si fredda.
Adesso comincio a capire come si è sentita la madre di Houellebecq.
E allora la madre di Augusten Burroughs? Adesso pure il fratello ha scritto un libro in cui parla malissimo di lei.
Certo che gli scrittori sono proprio stronzi.
Mangia, Persilla. Mangia.
Ma hai sentito il bastardo alla cassa come ha trattato la cameriera romena?
Ho sentito sì.
Qui non ci si mette più piede.
Garantito. Però peccato. La torta non la fanno male.
Beh, allora scrivilo sul blog. Metti l’indirizzo e tutto. Dì che il proprietario di questo posto è un bastardo razzista.
Non mi crederebbero, penserebbero a una invenzione letteraria.
Che palle con ‘ste invenzione letterarie.
Dillo a me.
Però buona sul serio, la torta.
Vero?
Mh.

domenica 12 luglio 2009

L'ascia

Era già previsto che rimanessi tutto il giorno a lavorare. Dovevo trascrivere l’intervista fatta al regista Davide Ferrario e scrivere una recensione. Del resto tutti erano sparsi altrove nelle correnti della domenica pomeriggio. Chi al mare, chi a vedere la nuova collezione dell’amica stilista, Jimmy a Milano a riprendere i suoi quadri da una galleria.
Io da solo col lavoro da fare e l’emicrania. Emy è arrivata poco prima di pranzo. Devastante.
A quel punto puoi solo stenderti sul divano e pensare ok sono pronto adesso muoio va bene così.
Quando decido che adesso muoio ho sempre paura che poi prendano il file sbagliato e finiscano col pubblicare (postuma) la versione sbagliata del mio romanzo. Credo sia essenzialmente per questo che non sono ancora morto. Così ho chiamato l’amico farmacista e ho rantolato help help.
Mentre Emy avvitava bulloni nel mio cranio sono stato condotto a casa dell’amico M. dove ho preso un antidolorifico, un cannolo alla crema e un caffè. L’amico M. mi ha anche gentilmente fatto dono di una ventina di film. Siccome ormai di lavorare non era più il caso, ne ho guardato uno, di film.
Ora non penserete che mi metta qui a raccontarvelo, però cercatelo. In italiano si chiama “l’ospite inatteso”. È molto bello.
Dopo il film, il cannolo, il caffè, l’antidolorifico, e anche una pesca, uno yogurt muller al cocco con l’aggiunta di muesli, mi sentivo discretamente meglio.
Sono uscito con Larry e poi, siccome l’emicrania era quasi scomparsa, ho pensato di mettermi a leggere ma ho realizzato con angoscia di aver finito tutti i libri.
Ancora non è arrivato il pacco coi nuovi libri che ho segnalato, e non è detto che arrivino proprio quelli che ho segnalato. Qualche giorno fa ho letto una frase da una delle lettere di Kafka e da allora non faccio che aspettare l’ascia. La frase è questa.
“Noi abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci colpisce duramente, come la morte di qualcuno che amavamo più di noi stessi, come se venissimo scacciati nei boschi, via da tutti gli uomini. Come la notizia di un suicidio, un libro deve essere l’ascia per il mare di ghiaccio dentro di noi.”
Sono certo che l’ascia sconfiggerà anche l’emicrania, fra l’altro.

venerdì 10 luglio 2009

Quindi basta tassonomie

Sai cosa penso? Mi fa la mia amica Persilla Saltalepri dopo un po’ che se ne stava zitta.
Io metto la freccia, giro a destro e le chiedo: Cosa pensi?
Che tu dovresti smetterla di aspettarti sempre qualcosa da ognuno di noi.
Siccome viale Firenze è deserto, mi volto a guardare la mia amica con aria interrogativa.
Dico sul serio, continua Persilla tirando giù il parasole per controllarsi il trucco sullo specchietto.
Smettila di aspettarti sempre qualcosa e prendi quello che ti arriva come una grazia.
Io non cosa dire.
A proposito, Amelia e Therese si sono rimesse insieme, mi informa Persilla.
Bene, bofonchio io.
Senti, poi fai tu, riprende Persilla rimettendo a posto il parasole, io lo dico per te, ma se ti fa piacere continuare a formulare queste grate tassonomiche su ognuno di noi...
Uhuh, rispondo ciondolando un po’ la testa.
Ma alla fine che hai deciso, ci vieni alla Biennale?
Sembriamo la fottuta scena di un film di Ozpetek, dico fermandomi sulle strisce per far passare una signora con un pincher secco secco.

mercoledì 8 luglio 2009

Amy sings pop songs

Deliziose giornate toscane. Empoli, Livorno, Castiglioncello, Cecina.
Castiglioncello è bellissima, oggi in una bancarella di libri dentro la pineta ho comprato un libro sugli assassini seriali. Poi abbiamo girato per agenzie immobiliari, come in quella puntata di Will and Grace. Ogni tanto lo facciamo. Eravamo in tre. C’era anche Emy. La mia emicrania.
Credo di avere dormito rantolando sul sedile da Grosseto a Siena, mentre Emy giocava a ping-pong nella mia testa. Fra le dune del chianti ho bevuto un gatorade rosso, mangiato una coppa di gelato all’amarema e tolto il cellophane al mio libro sui serial killers. Poi mi sono riaddormentato.
A un certo punto credo di avere sentito una vecchia canzone, ma la radio era spenta. Una canzone di Lloyd Cole and the Commotions, che magari non si ricorda nessuno.
Are you ready to be heartbroken. Forse era Amy, che in un momento di stanchezza si è messa a cantare dentro la mia testa. Lloyd Cole. Ha gusto, però, la mia emicrania.

venerdì 3 luglio 2009

Mi legge nel pensiero

La mia amica Persilla Saltalepri mi fa: ma a te non urtano tutte queste persone che ti danno da leggere i loro manoscritti e tu li leggi e addirittura gli rispondi con delle osservazioni il più delle volte positive che non ti va di dispiacere la gente, non ti urta, dicevo, che con tutto quello che hai da fare trovi il tempo di leggere i manoscritti della gente e la gente, dopo che gli hai mandato una mail con le tue osservazioni, manco ti risponde per dirti, che so, grazie per aver letto il mio manoscritto?
Cazzo, ho detto alla mia amica Persilla Saltalepri, tu mi leggi nel pensiero.

mercoledì 1 luglio 2009

Tossine

Bene, hanno accettato il trasferimento. Te ne vai.
Ne sono felice. Per me eri solo una tossina.